Autori: Nerina Fabbro: Docente, Project di ricerca Associazione Psicologia Cognitiva /Scuola Psicoterapia Cognitiva, sede Verona

Co-autori: Sara Bernardelli, Sara Castagna, Irene Domenichini, Francesca Gamba, Elena Zanolla: Allievi specializzandi, Project di ricerca Associazione Psicologia Cognitiva /Scuola Psicoterapia Cognitiva, sede Verona.

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Uno sguardo alla famiglia contemporanea

Il concetto di famiglia come istituzione è venuto sempre più indebolendosi e la famiglia contemporanea, come riconoscono molti autori (Montanini e Secchiaroli 1989), ha subìto in- dubbiamente l’effetto delle quattro rivoluzioni che nei tre secoli che stanno alle nostre spalle hanno caratterizzato la modernità. La prima è stata la rivoluzione industriale e, proprio studian- done le caratteristiche, si è evidenziata la stretta interdipendenza fra i mutamenti socio-lavorati- vi e quelli interni alla famiglia, la quale si è trasformata da patriarcale a nucleare, da contadina a cittadina, da autoritaria a paritaria.

La seconda rivoluzione ha riguardato il concetto d’amore, considerato come ragione essen- ziale della costituzione della famiglia al posto, almeno in alcuni contesti, dei vecchi interessi di casta o patrimoniali. Collegata alla cosiddetta rivoluzione emotiva vi è stata la rivoluzione ses- suale. Infatti, la sessualità è passata progressivamente “dalla sfera dell’implicito e del taciuto a quella dell’esplicito e del manifestato” (Mastrangelo 2002) evidenziando una legittimazione dell’erotismo e del piacere in quanto tale.

Infine, la quarta rivoluzione si è configurata con i movimenti femministi. Questi, assoluta- mente sinergici rispetto alle trasformazioni sociali e alla crescente attenzione per il diverso, hanno avuto il merito di aver posto in discussione il ruolo della donna e di aver creato le premes- se per una nuova configurazione del rapporto tra uomo e  donna.

All’interno di questi rapidi e profondi mutamenti, a nostro avviso, ciò che ha maggiormen- te coinvolto l’iter maturativo dei figli, ha riguardato la fragilità e l’instabilità del nucleo familia- re. Infatti, l’istituto del matrimonio, legato ad un modello affettivo all’insegna dell’amore rite- nuto meno vincolante unito alla presenza dal 1970, nella nostra legislazione, della legge sul divorzio ha subìto dei grossi cambiamenti. A questo proposito, i dati ISTAT (giugno 2008), riportano che in dieci anni (1995 – 2005) le separazioni sono aumentate del 57% ed i divorzi del 74%, il che significa che ogni mille matrimoni ci sono all’anno 270 separazioni e 150 divorzi, quasi il doppio rispetto al 1995.

Il ritratto della famiglia contemporanea presenta quindi contorni incerti e contradditori. L’oggetto/soggetto famiglia si presenta, pertanto, di complessa interpretazione e di difficile de- finizione concettuale anche in seguito al passaggio da una dimensione plurinucleare ed estesa ad una dimensione mononucleare e ristretta. Dal punto di vista della composizione si può affermare che la famiglia composta da genitori e figli ancora regge, pur essendo in lieve diminuzione; aumentano le famiglie composte dalla sola coppia senza figli ed aumentano anche le famiglie monogenitoriali, dove la presenza di un solo genitore non è più imputabile solo alla vedovanza ma, più spesso, proprio alla separazione e al divorzio dei  coniugi.

Anche in Italia, come negli Stati Uniti e nell’Europa settentrionale, diventa sempre più frequente il fenomeno della “famiglia aperta” ai nuovi compagni dei genitori separati e ai loro figli.

 

La separazione ed il divorzio sono condizioni di alto rischio per il benessere

psichico ed emotivo dei figli?

Di fronte a tale scenario di profonda alterazione nella struttura e nella dimensione della famiglia, non ci si può che chiedere quali conseguenze abbia tutto ciò sul benessere psicologico dei bambini coinvolti, cercando di avere un atteggiamento esplorativo, interrogativo, avendo chiara l’importanza della famiglia nella formazione del bambino, ma avendo altresì la consapevolezza che le istituzioni come la famiglia, come tutte le forme di espressione di una società, sono plastiche, soggette ad evoluzione storica e che non sempre il cambiamento significa peggioramento.

Dobbiamo a S.Freud (1915-1917) e successivamente ai lavori di M.Klein (1921-1958) e A.Freud (1972) se per noi oggi è evidente che le radici della nostra vita emotiva risiedono nell’infanzia e che esiste stretta relazione fra gli eventi dei primi anni di vita e la struttura della personalità adulta. Più recentemente, uno dei contributi più rilevanti per comprendere le dinami- che emotive nelle rotture delle relazioni ci viene dalla teoria dell’attaccamento di John Bowlby (1969), successivamente sviluppata dal lavoro di Mary Ainsworth (1978), che incorpora i risul- tati derivanti da diverse aree di studio e precisamente quella psicoanalitica, quella etologica e quella antropologica. La teoria trae origine dall’osservazione degli effetti della deprivazione materna in bambini di tenera età istituzionalizzati e dal tentativo di spiegare i meccanismi e i processi che organizzano le reazioni di tali bambini alla separazione. Sono state così identificate tre fasi: di “protesta”, di “disperazione”, di “distacco”, che i bambini attraversano durante le separazioni, ciascuna caratterizzata da particolari atteggiamenti ed emozioni verso la figura materna scomparsa. Bowlby, inoltre, non si limita ad asserire che un attaccamento per essere sicuro o insicuro dipende dalla semplice presenza o assenza della madre, ma fornisce una defi- nizione più ampia dei bisogni del bambino nella relazione. Le ulteriori ricerche dimostrano infatti che i bambini vivono il distacco avendo già delle aspettative, dei modelli operativi per prevedere e valutare quello che succederà e ciò che viene valutato non riguarda solo la presenza o l’assenza del genitore, ma la sua disponibilità e capacità di rispondere da parte della madre e la qualità della comunicazione. L’introduzione di questi concetti ha permesso di spiegare le diffe- renze individuali di fronte allo stress della separazione, di comprendere all’interno della teoria anche i bambini più grandi e gli adulti e di indirizzare la ricerca verso tutte quelle situazioni, quali ad esempio la morte, il divorzio, la malattia, in cui vi è una minaccia alla presenza dei genitori, alla loro disponibilità e alla loro comunicazione. La maggior parte del lavoro di Bowlby del 1973 è volto proprio a considerare i tipi di minacce che potrebbero creare un attaccamento insicuro nei bambini più grandi e negli adulti; per esempio, separazioni in cui un genitore abban- dona in modo angosciante o inspiegabile il proprio figlio, possono distruggere la capacità di un bambino di pianificare una ri-unione e lo lasciano incerto circa la disponibilità del genitore. Nel testo citato viene riportato da Bowlby il caso di una bambina di 4 anni, che ha sviluppato un disturbo d’ansia e atteggiamenti di dipendenza dalla madre, in seguito all’abbandono del tetto coniugale da parte di suo padre, tre mesi prima. La madre della bambina riferisce che le difficol- tà nelle cure giornaliere di sua figlia erano determinate dalla paura della piccola che anche questo genitore non tornasse. Bowlby in “Costruzione e rottura dei legami affettivi”(1979) ap- profondisce la correlazione tra i legami affettivi distrutti precocemente e lo sviluppo successivo di disturbi psichici, riportando casi di pazienti, nella cui storia di vita infantile si registravano frequentemente perdite affettive, causate non solo dalla morte di un genitore ma anche da illegit- timità e da divorzio o separazione dei genitori.

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