CONVEGNO 2016

La storia

Nel 2014 l’Associazione Abbracciami organizzò un convegno sulla paternità durante il quale alcuni medici sottolinearono sovente che erano stupiti del fatto che la gran parte delle donne, al di là di tutte le buone intenzioni, interrompevano l’allattamento quasi subito. Non che il dato stupisse le donne facenti parte dell’Associazione o di altri movimenti che si occupano di allattamento (come La Leche League radicata nel territorio da decenni), a conoscenza da tempo della situazione: tuttavia sembrò importante che gli operatori constatassero una situazione a dir poco emergenziale.

A termine del 2015, il progetto iniziale di questo convegno prese le mosse da un disegno di Rachele Sagramoso (co-fondatrice dell’Associazione Abbracciami) il cui scopo, primariamente, era quello di fornire agli operatori che si occupano di neonati e bambini (pediatri primariamente, ma anche a quelli che, di base, una formazione la posseggono di già) una formazione che andasse più nel profondo e che non fosse il solito corso base sull’allattamento, ma un reale e concreto percorso che all’allattamento unisse la formazione sulla fisiologia del sonno infantile, ignorata dai più.

Il progetto prende forma

Per un caso fortuito, Serena Ferrara (co-fondatrice dell’Associazione Abbracciami) reperisce un documento del Movimento Allattamento Materno Italiano (MAMI) che argomenta circa la necessità di una Piano d’Azione Europeo per implementare l’allattamento in Europa poiché attualmente l’allattamento al seno non è promosso e sostenuto come dovrebbe. Il dato interessante del documento è quello che non esiste un sistema unificato per Raccogliere i dati ed quelli disponibili sono spesso incompleti o inaccurati.

Parlandone col dottor Cima, direttore dell’UO Ostetricia e Ginecologia, e anch’egli convenendo della situazione, si delinearono i confini dell’evento formativo. Il dottor Cima, inoltre, appoggiò l’idea di somministrare un questionario alle donne che partoriscono all’Ospedale Versilia per farci un’idea il più possibile realista. Questo per uno scopo precipuo: poter calare nella realtà la formazione degli operatori, con l’unico scopo di sostenere al meglio possibile le donne che allattano e che hanno difficoltà a farlo.

Il giorno di Natale del 2015, Rachele Sagramoso, Serena Ferrara, Alessandra Bortolotti e Vittorina Buttafuoco (in 4 posti geografici d’Italia differenti) tirarono le somme e impostarono le domande più interessanti e che potessero illustrare la situazione. Per essere più completi, viene deciso inoltre che le donne venissero richiamate ogni 30 giorni per sei mesi. Le domande vennero decise e venne inoltre stabilito che Serena Ferrara (in quanto non operatrice sanitaria) intervisterà le donne per sei mesi di fila dalla dimissione.

Partono le telefonate

Dopo i primi due mesi di telefonate, Serena ha dovuto modificare il questionario sulla domanda sul luogo del sonno poiché le donne, trapelava chiaramente, fornivano risposte adeguate a quello che pensano che sia corretto fare. Per tale motivo Serena ha sottolineato spesso di non essere dipendente ASL (i toni di voce si rasserenavano) su richiesta diretta (“Lei è ostetrica?” chiedevano) e spesso ha dovuto ammette di essere mamma (telefonate fatte da casa, quindi con i suoi figli di sottofondo). Quando gli “altarini” venivano scoperti, le donne, che un minuto prima avevano risposto che il neonato dormiva nella culla o nel side-bed, ammettevano candidamente di dormire con lui nel lettone. Ecco i dati che non abbiamo potuto inserire nel 1° e nel 2° mese perché a nostro avviso erano sfalsati da una condizione di “autodisciplina” delle mamme che temevano un giudizio.  Alcune di queste hanno del tutto manifestato il fatto di non essere state preparate adeguatamente al post-parto che ha causato un’inadeguatezza costante nelle proprie capacità di cura prossimale. In alcune occasioni Serena ha dovuto smettere i panni dell’addetta alle interviste per indossare quelli di una volontaria che ascolta le mamme che non hanno saputo affrontare un non-allattamento. Molte domande erano tecniche (“Ho fatto il tc? Lo dovrò rifare?”) e desiderose di direttive e indicazioni (“Che faccio se piange mentre dorme?”). A più d’una, Serena rimanda la problematica al professionista, ma in diverse situazioni le donne dichiarano spontaneamente di non fidarsi dell’ospedale (e del pediatra) e di percepire più affidamento nei suoi confronti (“Visto che sei mamma disponibile all’ascolto”).

Col passare del tempo Serena nota diverse particolarità e molte interessanti questioni: alcune di queste sono, ad esempio, quelle riguardanti il sostegno da parte degli operatori. Per tre mesi di fila, infatti, alla donna viene chiesto se si senta sostenuta dagli operatori. Al di là di alcune che motivano in modo personale e negano di essersi mai sentite appoggiate nelle loro difficoltà, molte asseriscono che è il pediatra la figura che le sostiene, nonostante costui sia l’operatore che spesso, attraverso le proprie indicazioni, fa concludere l’allattamento al seno. Interruzione che a volte costringe la donna a utilizzare, per calmare o addormentare il proprio neonato, non più il seno, ma ogni tipo di mezzo, causandone spesso la stanchezza. Tali donne si sentono comunque sostenute dall’operatore, nonostante costui non risolva i problemi d’allattamento, ma dia soluzioni definitive e artificiali.

Da alcune risposte appare chiaro che le donne non abbiano chiarezza: “Ti senti sostenuta dai professionisti?” rispondono di sì, specificano chi è il pediatra che le sostiene, ma poi, nella pratica, fanno diverso da come questi ha consigliato loro, ribadendo che si fidano più delle amiche su gruppi whatsapp.

Problematiche

Purtroppo, su 435 donne che hanno partorito al Versilia da febbraio a giugno, solo 82 sono state quelle alle quali è stato fatto compilare il questionario, causando un dimezzamento già dopo un mese. Molte di queste, infatti, non avendo compreso il motivo per il quale partecipavano alla ricerca, non sono interessate a partecipare. Solo 21 arrivano a partecipare sino al 6° mese.

Sorprese positive, sorprese negative

Le donne che hanno avuto allattamenti recuperati dopo periodi di nutrizione mista o artificiale sono state sostenute da associazioni di volontariato di mamme (Prov. Di Lucca, Livorno e Associazione Abbracciami). Di socie dell’Associazione  Abbracciami che hanno partorito nei tempi di distribuzione, ce ne sono state 3 che hanno partecipato al questionario perché contattate direttamente da Serena. Una è una conoscenza privata di Serena che ha voluto partecipare attivamente col marito capendo l’importanza dell’iniziativa (tra l’altro è quella con allattamento misto a finocchio e acqua e pera, che poi torna ad allattare a richiesta dopo colloquio con Serena). Le 3 donne dell’Associazione sono quelle che hanno dimostrato di essere a conoscenza dell’andamento del sonno fisiologico, della nutrizione e dei bisogni fisiologici del neonato avendo partecipato sia agli incontri d’accompagnamento alla nascita, sia a quelli dopo il parto.

Si è dedotto che alcuni pediatri violano il Codice per la Commercializzazione dei sostituti del Latte Materno quando, spontaneamente, le mamme dicono il nome del proprio pediatra che per qualsiasi motivazione (dalla ragade, alle coliche, al far dormire la notte il neonato) consiglia di somministrare la FL con tanto di nome della marca.

Riflessioni

A nostro modesto avviso il problema sulla percentuale irrisoria delle donne che riescono ad allattare i propri figli, non dipende direttamente dall’apporto dei sanitari (apporto positivo o negativo). In realtà, infatti, l’allattamento materno (e con esso la fisiologia del sonno, la gestione del pianto, le cure prossimali … ) non dovrebbe proprio avere a che fare con la Medicina e con la Sanità in genere. L’allattamento materno è un valore sociale che dovrebbe dipendere dalla trasmissione verticale (madre in figlia) e orizzontale (da donna a donna, da famiglia a famiglia): l’ideale sarebbe che l’allattamento non fosse neppure un sapere del quale parlare. Le nostre bisnonne e nonne, avrebbero sorriso (se non riso rumorosamente) a sapere che le donne di oggi necessitano di corsi per essere accompagnate alla nascita, consulenti per allattare, guerre per farlo, statistiche per dimostrare l’indimostrabile (cioè quello che è antropologicamente, fisiologicamente, socialmente ovvio): semplicemente avrebbero fatto ciò che vedevano fare dall’età della ragione.

Le donne nascevano e diventavano nutrici in quanto donne: nessuno si sarebbe sognato di chiedere loro di non fare una cosa per la quale la donna è preposta (partorire e allattare). Quando alle donne è stato chiesto di partecipare all’economia familiare (guerre, sviluppo industriale …) e quindi, di conseguenza, di ridurre l’energia dedicata ai figli (o più generalmente ai bambini, se si pensa alle balie che lavoravano per i brefotrofi), è andato da sé che si è pensato di sostituire il Latte Materno, ovvero si è pensato di sostituire La Mamma. All’uomo è stato richiesto, in tutto questo, di risolvere il problema precipuo: inventare qualcosa per nutrire i bambini in assenza delle mamme. Se si fosse fatto questo, le donne avrebbero potuto sostituire gli uomini nei mestieri maschili, e questi avrebbero potuto combattere: non a caso, durante la 1° Grande Guerra è proprio quello che è accaduto. Infatti Henri Nestlé ha compiuto una grande invenzione, ideando un prodotto pressoché inutile, ma sapendolo vendere. Di pari passo alla capacità di commercializzare bisogni inesistenti, la medicina si è avviata verso la medicalizzazione, con le conseguenze che noi abbiamo constatato anche attraverso la nostra ricerca (Ragadi? Formula Lattea; Ingorgo?FL; Mastite? FL; Frenulo corto?FL; Rigurgito?FL …), ma non perché la medicina sia del tutto cosa cattiva o consapevolmente infingarda, ma perché, come dice il proverbio, «L’occasione fa l’uomo ladro»: è la commercializzazione che ha tolto alla medicina la purezza e il desiderio di migliorare le vite altrui. La donna, si è consapevolmente o inconsapevolmente deprivata delle proprie capacità, dimenticando che le sue mammelle non sono oggetto erotico, ma sono solo un mezzo comodo per nutrire, addormentare, calmare, coccolare il proprio bambino, ergo, instaurare una relazione, ovvero educare. Quando la donna ha interrotto questa esperienza, al medico è stato chiesto di educare il bambino: ricordiamo il famoso dottor Spock che sfondava ben oltre la medicina, dicendo alle donne come devono educare i propri figli. E le donne, illuse del fatto che i loro diritti dovessero essere i medesimi dell’uomo, cercarono in tutti i modi qualcuno da delegare nella cura del proprio bambino perché, piano piano, si sono dimenticate delle loro competenze.

Quello che abbiamo voluto dimostrare con la nostra ricerca è che la donna può essere consapevole se sostenuta da altre donne, che i medici intervengono, delegati, quando vi è un problema da risolvere confondendo difficoltà fisiologiche (ragadi, ingorghi, mastiti, frenuli corti, rigurgiti …) con la patologia. La donna che non allatta, non può sentirsi in colpa se non lo fa, sia consapevolmente, sia inconsapevolmente: non è lei la causa del mancato allattamento, ma lo è il paradosso culturale nel quale si vive oggigiorno. La donna, nel suo ruolo educativo, pensa di essere una buona madre quando allatta e se non lo fa è presa dai sensi di colpa (o meglio: le è fatto credere che si sente in colpa, costringendola ad aggredire chi invece allatta): in realtà la sua maternità è anche ben altro rispetto al mezzo nutritivo. E la donna che non allatta è e rimane educatrice dei propri figli (quindi è Madre).

La nostra ricerca, andando a dimostrare ciò che è ovvio, mira proprio a far compiere un chiaro ragionamento: la donna è fatta per essere madre, lo è nel fisico e nell’anima. L’uomo non ha le medesime caratteristiche della donna, ma è colui che trova massima realizzazione nel lavoro e nell’esercizio pratico della vita. La donna madre, se in difficoltà con la propria maternità, trova appoggio, ascolto, comprensione, sostegno e quant’altro, solo nelle donne: l’uomo trova la soluzione, mette un punto ai problemi, interviene. La donna non ha bisogno di preparazione particolare per allattare: noi dell’Associazione Abbracciami lo sappiamo da sempre. All’uomo, al medico, al padre, rimane tutto il resto: il lavoro e la risoluzione della patologia.

Indice dei power point scaricabili:

  1. L’allattamento materno promuove la salute della mamma, del bambino e del papà
  2. L’andamento del sonno
  3. Dimissioni
  4. 1° mese
  5. 2° mese
  6. 3° mese
  7. 4° mese
  8. 5° mese
  9. 6° mese
  10. Brochure sul sonno sicuro redatta e distribuita dall’Associazione Abbracciami
  11. Brochure sull’allattamento redatta e distribuita dall’Associazione Abbracciami

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