Adultescenza è un neologismo che indica il raggiungimento di un’età crono-biologica adulta, in persona con identità per molti versi ancora immatura con tratti adolescenziali. Ne emerge la figura di un individuo ancora profondamente condizionato dal permanere di idee, atteggiamenti e comportamenti tipici della fase giovanile. La fluidità della realtà contemporanea, con il suo continuo movimento e la sua indefinitezza, porta con sé una serie di modificazioni degli assetti delle persone che meritano attenzione, ascolto, analisi, ricerca delle motivazioni e, quindi, delle possibili soluzioni.

Se oggi molti adulti si trascinano in un’adolescenza che sembra non finire mai, procrastinando una fase della vita che dovrebbe essere transitoria, ciò non ha ricadute solo nel loro presente e nel loro futuro, ma anche in quello delle altre persone con le quali si relazionano. Non è solo il fatto che l’adolescenza, per le generazioni precedenti, terminasse prima e fosse accompagnata dall’uscita dalla famiglia di origine, dall’ottenimento di un lavoro stabile, dalla formazione di una famiglia propria, da una serie di traguardi che le persone raggiungevano perché considerati soddisfacenti e gratificanti, personalmente e socialmente (e quando venivano raggiunti gli apportavano al contempo sicurezza, maturità, solidità identitaria, in un circolo virtuoso che rafforzava il concetto di sé). Certamente, nelle cosiddette società evolute, il positivo allungarsi della durata della vita e della vita attiva comporta un differimento anche dei traguardi adulti: l’attuale situazione economica di “crisi”, con la difficoltà per le giovani generazioni di reperire attività stabili e sufficientemente retribuite per consentire un progetto di vita ritenuto adeguato, contribuisce nel differire i traguardi ritenuti prima fondamentali per l’ingresso nella vita adulta. Ne consegue spesso la dipendenza economica dalle famiglie di origine, da cui può conseguire a sua volta la dipendenza psicologica e sociale.

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